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2026-10-18 Maddalena Iuliano

Yoga ed emozioni nei bambini: 6 esercizi pratici per autoregolarsi

A volte con i bambini cerchiamo subito di arrivare alla calma. Ma prima può essere utile fermarsi, sentire cosa sta succedendo nel corpo e capire di cosa c’è bisogno. In questo articolo raccolgo alcuni esercizi semplici di yoga, movimento e respiro da usare con rabbia, paura, tristezza e agitazione, senza trasformare le emozioni in qualcosa da “aggiustare”.

Yoga ed emozioni nei bambini: 6 esercizi pratici per autoregolarsi

Ci sono bambini che quando sono arrabbiati hanno bisogno di muoversi.

Altri che si chiudono.

Altri ancora che fanno fatica a spiegare quello che sentono, ma il corpo lo racconta: la pancia si stringe, le mani diventano irrequiete, il respiro cambia, le spalle salgono.

Quando lavoro con le emozioni dei bambini, cerco di non partire subito da una domanda come:

“Come facciamo a calmarci?”

Mi interessa di più un passaggio precedente:

“Che cosa sta succedendo dentro di me?”

Perché un’emozione non è qualcosa da togliere in fretta.

La rabbia non è sbagliata.

La paura non è un difetto.

La tristezza non va cancellata.

E anche la gioia, quando è molto intensa, può riempire tutto il corpo.

Lo yoga può essere utile proprio qui: non per insegnare ai bambini a essere sempre tranquilli, ma per aiutarli a riconoscere quello che sentono e ad avere qualche strumento in più quando un’emozione diventa forte.

Prima ancora del nome dell’emozione, c’è il corpo

A volte chiediamo a un bambino:

“Sei arrabbiato?”

e lui risponde di no.

Oppure non sa rispondere.

Non sempre è facile dare subito un nome preciso a quello che succede.

Può essere più semplice iniziare dal corpo.

Dove la senti?

Puoi chiedere al bambino:

“Se quello che senti fosse in una parte del corpo, dove sarebbe?”

Magari indica la pancia.

La gola.

Il petto.

Le mani.

La testa.

Poi puoi aggiungere:

“È grande o piccola?”

“È ferma oppure si muove?”

“È calda, fredda, pesante, leggera?”

Non serve trovare la risposta giusta.

Il punto è iniziare ad accorgersi che quello che sentiamo lascia spesso una traccia nel corpo.

E già questo è un piccolo passo.

Quando c’è rabbia, stare fermi non è sempre il primo passo

Con un’emozione molto intensa, chiedere subito:

“Respira e calmati”

può essere troppo.

A volte il corpo ha bisogno prima di muoversi.

Per questo con i bambini mi piace alternare movimento e momenti più tranquilli, invece di pensare che lo yoga debba essere per forza silenzioso e immobile.

Il guerriero che scarica

Mettiti in piedi con le gambe un po’ aperte.

Piega leggermente le ginocchia.

Inspirando, porta le braccia in alto.

Espira con energia portandole verso il basso.

Puoi accompagnare il movimento con un bel:

HA!

Ripeti qualche volta.

Poi fermati.

Appoggia le mani sulla pancia.

Senti il respiro.

Il corpo è uguale a prima oppure qualcosa è cambiato?

Non stiamo cercando di mandare via la rabbia.

Le stiamo dando una strada sicura attraverso il corpo.

Quando la testa corre: il respiro della mano

Ci sono esercizi molto semplici che funzionano bene proprio perché il bambino non deve pensare troppo a come eseguirli.

Uno di questi è il respiro con le dita.

Apri una mano.

Con l’indice dell’altra segui lentamente il bordo delle dita.

Quando sali lungo un dito, inspira.

Quando scendi, espira.

Continua fino alla fine della mano.

È un gesto piccolo, ma mette insieme respiro, vista e movimento.

Per molti bambini è più facile seguire qualcosa di concreto che sentirsi dire semplicemente:

“Fai un respiro profondo.”

Quando c’è paura: tornare ai piedi

La paura spesso porta la mente lontano.

“E se succede questo?”

“E se non ci riesco?”

“E se…”

In quei momenti mi piace lavorare su qualcosa di molto semplice: sentire quello che c’è davvero qui.

Piedi-radice

Mettiti in piedi.

Senti bene tutta la pianta dei piedi.

Prova a spingere leggermente verso il pavimento.

Muovi le dita dei piedi e poi rilassale.

Immagina che sotto di te crescano due grandi radici.

Non devono essere perfette.

Possono essere storte, colorate, piccole o gigantesche.

Poi fai tre respiri tranquilli.

Ad ogni espirazione puoi pensare:

“Sono qui.”

È un esercizio semplice, ma può essere utile anche prima di qualcosa di nuovo: una giornata di scuola, una prova, un’attività mai fatta prima.

Quando uno strumento resta anche dopo il corso

Una mamma mi ha raccontato, alcuni mesi dopo la fine di un percorso di yoga, una cosa che mi è rimasta particolarmente impressa.

Durante il corso avevamo realizzato insieme una piccola collana, legata a un’attività di ascolto e calma.

Tempo dopo, la bambina ha deciso di portarla con sé il giorno in cui è andata per la prima volta a scuola da sola.

La mamma mi ha raccontato che quella collana le aveva dato sicurezza e che aveva scelto spontaneamente di usarla proprio in quel momento.

Sono piccoli episodi come questo che mi ricordano perché mi piace proporre strumenti semplici e concreti durante le lezioni.

Non perché debbano “funzionare” sempre o diventare una soluzione a tutto, ma perché a volte un gesto, un oggetto o un esercizio vissuto insieme può restare nella memoria del bambino e tornare utile proprio quando ne sente il bisogno.

E spesso è lì che la pratica smette di essere soltanto qualcosa fatto durante il corso e diventa qualcosa che il bambino sente davvero suo.

E la tristezza?

Con la tristezza non sento il bisogno di proporre sempre qualcosa di attivo.

A volte c’è bisogno di uno spazio più raccolto.

La conchiglia

Siediti sui talloni oppure nella posizione che senti più comoda.

Porta lentamente il busto in avanti.

Puoi appoggiare la fronte su un cuscino, sulle mani o a terra.

Le braccia possono rimanere vicine al corpo.

Immagina di essere una piccola conchiglia.

Fuori può esserci rumore.

Dentro puoi stare qualche momento senza dover fare niente.

Respira come viene.

Non c’è bisogno di cambiare quello che senti.

Lo yoga non deve diventare:

“Adesso fai questa posizione così non sei più triste.”

Possiamo stare accanto a un’emozione senza avere sempre fretta di trasformarla.

Quando c’è troppa energia, proviamo a non spegnerla di colpo

Un bambino può passare da molto attivo a tranquillo, ma non necessariamente in un secondo.

Anche qui possiamo accompagnare il passaggio.

Il temporale che diventa pioggia leggera

Inizia muovendo le mani velocemente.

Poi le braccia.

Le spalle.

Le gambe.

Il corpo diventa un temporale.

Puoi muoverti liberamente per qualche secondo.

Poi, piano piano, la pioggia diminuisce.

I movimenti diventano più piccoli.

Più lenti.

Sempre più lenti.

Finché arriva il silenzio.

A quel punto fermati e ascolta:

come batte il cuore?

Come entra l’aria?

Le mani sono calde?

È un esercizio molto semplice, ma contiene già un’idea importante:

non sempre dobbiamo passare direttamente dall’agitazione alla calma.

A volte possiamo arrivarci gradualmente.

Una piccola routine da usare anche a casa

Non serve fare una lezione intera ogni volta.

Può bastare una sequenza molto breve:

  1. Mi fermo.
  2. Sento i piedi.
  3. Porto una mano sulla pancia o sul cuore.
  4. Mi chiedo: “Che cosa sento?”
  5. Faccio tre respiri tranquilli.
  6. Mi chiedo: “Di cosa ho bisogno adesso?”

Ed è proprio l’ultima domanda che mi piace di più.

Perché non sempre la risposta sarà:

“devo calmarmi”.

Potrebbe essere:

“ho bisogno di muovermi”.

“Ho bisogno di stare un po’ da solo.”

“Ho bisogno di un abbraccio.”

“Ho bisogno di bere.”

“Ho bisogno di riposare.”

Anche questo è ascolto.

Yoga ed emozioni non significa insegnare ai bambini a essere sempre calmi

Questo è un punto a cui tengo molto.

Quando proponiamo yoga o respirazione ai bambini, dobbiamo fare attenzione a non trasformarli in un modo più elegante per dire:

“Smettila di essere arrabbiato.”

oppure:

“Stai tranquillo.”

Regolare un’emozione non significa non provarla.

Significa, poco alla volta, imparare a riconoscerla e capire che cosa possiamo farne.

Muovere.

Respirare.

Ascoltare.

Fermarsi.

Chiedere aiuto.

Riprovare.

E lasciare che il bambino scopra quali strumenti sente davvero suoi.

Un piccolo esperimento da fare questa settimana

Se vuoi provare qualcosa a casa, non proporrei tutti questi esercizi insieme.

Scegline uno.

Magari il respiro della mano.

Oppure i piedi-radice.

Provatelo anche in un momento tranquillo, non soltanto quando arriva un momento difficile.

Ripetetelo ogni tanto.

Così il bambino può conoscerlo senza associarlo automaticamente a:

“Sto male, quindi posso fare l’esercizio.”

Diventa semplicemente uno strumento che conosce.

E magari, un giorno, sarà lui a ricordarsi che esiste.

Non tutti gli strumenti funzionano allo stesso modo per ogni bambino e non devono essere forzati. A volte il bambino avrà voglia di respirare, altre di muoversi, altre ancora semplicemente di avere accanto un adulto. Anche imparare ad ascoltare questa differenza fa parte del percorso.

Nelle mie proposte di yoga per bambini utilizzo movimento, respiro, gioco e piccoli momenti di ascolto proprio per offrire strumenti che possano, poco alla volta, diventare familiari anche fuori dalla lezione. Se vuoi conoscere i percorsi e le attività disponibili, puoi trovare tutte le proposte dedicate ai bambini e alle famiglie sul sito.


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